| L’evoluzione dei Confidi: le prospettive alla luce della nuova normativa nazionale e delle novità previste da “Basilea 2”.
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I Confidi hanno dato un contributo decisivo a migliorare l'accesso delle PMI alle fonti di finanziamento, con effetti positivi sulle potenzialità d'investimento e di crescita e sul riequilibrio della struttura finanziaria. Le garanzie concesse da tali organismi hanno rappresentato un efficace sostegno al sistema industriale italiano e alle PMI in particolare, in situazioni di crisi congiunturale - come le crisi petrolifere degli anni '70 - che causarono, tra l'altro, un severo razionamento del credito.
La nuova legge (art. 13 del D.L. n. 269/2003) riforma in modo sostanziale la normativa sui Confidi.
Si tratta di una normativa auspicata da tempo, necessaria al fine di delineare un quadro giuridico di riferimento organico e unitario analogo alla disciplina degli altri Confidi europei. Un "corpus" giuridico unitario appare inoltre indispensabile anche in relazione all'evoluzione dei criteri di calcolo dei coefficienti di capitalizzazione minima delle banche prevista dal Comitato di Basilea (nell'ambito di Basilea 2) per la riduzione del rischio di credito.
La riforma contempla due categorie di Confidi:
1) Confidi "minori", che continueranno ad essere iscritti in un'apposita sezione dell'art. 106 e la cui operatività resterebbe sostanzialmente limitata a quella attuale (garanzia collettiva fidi);
2) intermediari iscritti nell'elenco speciale di cui all'art. 107 del Testo Unico e banche di garanzia, cui verranno richiesti requisiti dimensionali e patrimoniali ad hoc. Tali soggetti potranno esercitare, prevalentemente in favore dei soci, oltre alla garanzia collettiva dei fidi (che rimarrà comunque l'attività prevalente) anche alcune attività di garanzia nei confronti dello Stato e di gestione di fondi pubblici di agevolazione.
NeaFidi, viste le dimensioni in termini sia di affidamenti garantiti che di patrimonio, nonché l’attuale estensione territoriale regionale, sta già attuando una trasformazione a livello societario e organizzativo che consentirà, una volta emanate le disposizioni attuative da parte della Banca d’Italia, l’iscrizione nell’elenco degli intermediari finanziari di cui all’art. 107 del Testo Unico Bancario.
Il nuovo schema normativo previsto dal Nuovo Accordo sul Capitale, noto come Basilea 2, si pone l’obiettivo di:
• conferire maggiore rilevanza alla gestione del rischio e promuovere il costante potenziamento delle capacità di valutazione del rischio da parte delle banche;
• definire i requisiti patrimoniali delle banche, sulla base di una misurazione più accurata dei rischi;
• migliorare la stabilità del sistema finanziario.
Tale risultato può essere raggiunto attraverso una stretta correlazione dei requisiti patrimoniali delle banche con le moderne prassi prevalenti in tema di gestione del rischio.
Il Nuovo Accordo consta di tre pilastri:
1) requisiti patrimoniali minimi;
2) controllo prudenziale dell’adeguatezza patrimoniale;
3) requisiti di trasparenza delle informazioni.
Fondamento dell’attuale Accordo è una definizione di coefficiente patrimoniale in cui il numeratore rappresenta l’ammontare di capitale a disposizione di una banca e il denominatore una misura dei rischi cui questa è esposta (e, come tale, coincide con la definizione di attività ponderate per il rischio). Il coefficiente patrimoniale che ne risulta non può essere inferiore all’8%.
Le regole che definiscono il numeratore del rapporto patrimoniale – o, in altri termini, il patrimonio a fini di vigilanza – restano invariate. Del pari, non viene modificato il coefficiente minimo richiesto dell’8%. Di conseguenza, i cambiamenti intervengono in ciò che attiene alla definizione di attività ponderate per il rischio, ovvero nelle metodologie impiegate per misurare i rischi in cui incorrono le banche. I nuovi metodi per il calcolo delle attività ponderate sono volti a migliorare la valutazione della rischiosità da parte delle istituzioni bancarie e, pertanto, a rendere più significativi i coefficienti patrimoniali che da quella derivano.
Nella definizione di attività ponderate l’Accordo attuale copre in maniera esplicita due tipologie di rischio: 1) il rischio di credito e 2) il rischio di mercato.
Si presume che le altre tipologie di rischio siano implicitamente ricomprese nel trattamento di queste due fattispecie principali.
Una delle principali novità di Basilea 2 è quindi l’introduzione di sistemi di rating per ottenere una più stretta correlazione tra la rischiosità dell’impresa affidata e il capitale necessario alla banca per coprire il rischio.
Al crescere della rischiosità del cliente corrisponde, a parità di linea di credito, un maggiore capitale assorbito e, di conseguenza, un aumento del tasso di interesse richiesto al cliente per garantire una adeguata remunerazione al capitale.
Le imprese meno rischiose continueranno pertanto a beneficiare di tassi meno onerosi.
Per l’ottenimento di tassi più favorevoli potrebbero svolgere un ruolo determinante i CONFIDI, sempreché mettano in atto una serie di interventi correttivi.
In primo luogo, oggi, la garanzia dei Confidi non è sull’accordato, ma sulla perdita effettiva (che, in questo caso, non è quantificabile al momento del rilascio della garanzia). Occorrerà pertanto che la copertura sia esplicita.
In secondo luogo, i Confidi erogano al presente garanzie di natura sussidiaria; in futuro, per rispondere ai requisiti di Basilea 2, essi dovranno rilasciare garanzie primarie.
Infine, ma non ultimo in ordine di importanza, è necessario che il Confidi abbia un rating non inferiore ad A.
Il ruolo di NeaFidi: un valido supporto per gli investimenti.
Il parere di un imprenditore
Abbiamo intervistato un imprenditore che ha recentemente utilizzato
NeaFidi per le esigenze finanziarie della propria azienda.
Si tratta di Mario Roson, legale rappresentante ed amministratore delegato della SAE Impianti srl, con sede a Campagna Lupia (VE).
La SAE Impianti srl fa parte del gruppo SAE, operante nel settore dell’impiantistica industriale elettrostrumentale, fornitore di importanti gruppi nei settori chimico, petrolchimico, elettrico e dell’industria di processo in genere nonché nel settore della automazione del “material handling” e della logistica industriale.
Mario Roson è il socio fondatore del gruppo SAE, ed è da sempre attivo e presente in Associazioni di categoria e Comitati, con svariate mansioni connesse all’innovazione tecnologica, ricerca e sviluppo, formazione.
È presente in azienda la figura del responsabile finanziario o l'attività è in capo direttamente all'imprenditore?
Il Gruppo SAE ha un responsabile finanziario che coordina e cura le attività oltre che finanziarie, fiscali e amministrative per tutte le Società.
Da quanto tempo l'azienda è iscritta al Consorzio e quanto viene utilizzata (in termini quantitativi e qualitativi) la garanzia consortile?
Società madre del gruppo SAE è la SAE Impianti Srl, che è iscritta al Consorzio dal 1996 e utilizza totalmente i servizi offerti.
Nel Dicembre 2003, in particolare, abbiamo usufruito di un finanziamento di € 500.000,00 per Investimenti Produttivi, un’operazione a medio termine con una durata di cinque anni.
Il prodotto offerto da NeaFidi ha condizioni vantaggiose e offre credibilità per l’ampliamento dei fidi, ma soprattutto dà la possibilità di avere un rapporto diverso con le banche.
Una delle forze primarie di NeaFidi è proprio quella di offrire alle imprese un rapporto contrattuale sicuramente migliore con gli Istituti di Credito.
Quali sono gli elementi, a suo avviso, di fondamentale importanza di cui le imprese dovranno tener conto nei prossimi anni per mantenere o instaurare un corretto e proficuo rapporto con gli Istituti di credito?
Un dialogo proficuo può essere instaurato con una trasparenza totale da parte e delle imprese e degli Istituti di Credito. Bisogna strutturare un rapporto di partnership. Le banche devono sempre più essere vicine alle aziende che vogliono evolvere su hi-tech, ricerca, innovazione.
La collaborazione deve essere forte, bisogna finanziare i progetti e limitare la pretesa continua di garanzie personali.
Come deve agire NeaFidi per poter essere un supporto sempre più efficace alle piccole e medie imprese?
NeaFidi deve essere il referente, l'interlocutore principale verso gli Istituti di Credito da una parte, e verso i propri associati dall'altra, consolidando capacità tecniche di analisi e di relazione.
Credito Convenzione NeaFidi-Carive: plafond di 75 milioni.
Fondi per una “Ripresa Plus”
È stato battezzato “Ripresa Plus” ed è il caso di dire che il nome è già un programma.
Si tratta infatti di un plafond di 75 milioni destinati a sostenere la ripresa economica,
supportando le piccole e medie imprese.
Il plafond è il prodotto di punta di una nuova convenzione firmata dalla Cassa di Risparmio di Venezia (Gruppo Sanpaolo) e da NeaFidi, il consorzio di garanzia che riunisce i Confidi industriali di Belluno, Rovigo, Verona, Vicenza e (dal 26 aprile scorso) di Venezia. «La convenzione - spiega Paolo Trovò, consigliere di NeaFidi - è la nuova tappa di un percorso iniziato nel 1981 con un primo accordo tra il Confidi Venezia e la Cassa. Un rapporto che si è sviluppato come punto di riferimento importante per lo sviluppo delle piccole e medie imprese e, più in generale, per l'economia dell'area veneziana».
Ma la novità è “Ripresa Plus”. «È un prodotto finanziario di nuova concezione, particolarmente competitivo e con caratteristiche in linea con i criteri previsti da Basilea 2», sottolinea Trovò.
La disponibilità iniziale di 75 milioni è finalizzata al sostegno di investimenti in immobili, impianti, macchinari e attrezzature, ma anche orientati all'innovazione tecnologica, all'acquisizione di know-how e brevetti, di rami aziendali, alla tutela ambientale e alla sicurezza negli ambienti di lavoro.
Tra le finalità è compreso il sostegno alla capitalizzazione, con un finanziamento di importo massimo pari all'aumento di capitale deliberato e conferito o all'avvenuto conferimento in conto soci per l'aumento di capitale. Anche per il ripristino di liquidità è previsto un finanziamento a fronte di investimenti effettuati negli ultimi 12 mesi.
L'importo massimo per ciascun finanziamento è compreso tra 500mila euro (per capitalizzazione) e 2 milioni (per operazioni ipotecarie). Alle aziende che chiedono il finanziamento viene attribuito un rating, sulla base del quale varierà il costo del denaro. Il tasso applicato verrà comunque “tagliato” dalla garanzia prestata da NeaFidi (tra il 25% e l'80%), che consentirà di mantenere il costo per l'azienda tra il 2.9% e il 4,2%. I finanziamenti vengono concessi con una proiezione di ammortamento fino a un massimo di 180 mesi.
I beneficiari di questa iniziativa sono piccole e medie imprese che rientrano nei limiti dimensionali previsti dalla Ue (fino a 250 dipendenti e con un fatturato entro i 40 milioni) appartenenti al settore industriale e dei servizi.
Sotto la lente
I numeri di Ripresa Plus
• Plafond. 75 milioni
• Accesso. Pmi con un massimo di 250 dipendenti e fatturato entro i 40 milioni
• Finalità. Investimenti in immobili, macchinari, impianti e attrezzature, capitalizzazione, ripristino liquidità
• Ammortamento. 48-180 mesi
Plafond “Ripresa Plus”, finanziamenti a medio termine NeaFidi e Carivenezia
Beneficiari
Imprese industriali Venete iscritte a NeaFidi
(codice Istat manifatturiero, risultante da visura camerale).
Finanziamenti
Nuova possibilità di attingere a finanziamenti a medio termine.
Per le pmi è un’opportunità di avere credito a medio termine, a tassi certi, per programmare le coperture dei propri fabbisogni finanziari anche in vista degli accordi di Basilea 2.
Finalità
a) investimenti da effettuare
• Acquisto/costruzione immobili ed impianti;
• Acquisto macchinari ed attrezzatura;
• Innovazione tecnologica, informatica
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